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Democrazia rappresentativa e senatori a vita - www.altalex.com - 05/01/08

Democrazia rappresentativa e senatori a vita

Una anomalia costituzionale?

di Carlo Crapanzano

Ci hanno insegnato, e lungi dal pensare che non sia così, che la democrazia è rappresentativa quando il Popolo Sovrano (?) elegge democraticamente i propri rappresentanti per essere da questi governati.

Senza scomodare i grandi maestri costituzionalisti che hanno dato la loro vita intellettuale per migliorare e rendere più comprensibile il nostro sistema democratico, non possiamo non percepire però che qualcosa di strano alberga nelle ali del Palazzo.

Andiamo con ordine, chè il rischio è quello di ingenerare ancora di più confusione e smarrimento.

Il secondo comma dell’art. 57 della Costituzione prevede che ‘Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero’; la prima parte del I comma dell’art. 58 inoltre prevede che ‘I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori…’. Fin qui, la tutela costituzionale e democratica non dovrebbe essere scalfita. Ma, come ormai gli Italiani hanno imparato e sanno, il fatidico art. 59 della Costituzione prevede che ‘È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario’.

La Costituzione non distingue affatto tra i senatori eletti direttamente dal Popolo e quelli nominati dal Presidente della Repubblica o che sono tali perché ex Presidenti. A rigor di logica, quindi, nessuna distinzione potrà farsi sulle loro attribuzioni. A più voci non si fa altro che ripetere che tutti i senatori siano uguali. Ed effettivamente così sembrerebbe, ma a ben guardare qualche riflessione si rende necessaria.

Per onor di cronaca, bisogna premettere che non è affatto nuova la questione sul cosiddetto ‘partito del Presidente’, cioè di quel gruppo più o meno cospicuo di senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica il quale ultimo potrebbe, in teoria e nella previsione della scadenza del suo mandato, nominare cinque senatori che insieme con lui (che sarà senatore a vita di diritto), possa ‘condizionare’ i lavori del Senato. E il dibattito ovviamente si è spostato anche sulla considerazione se i senatori a vita dovessero essere cinque in tutto oppure ogni Presidente ne potesse nominare a sua volta cinque. La soluzione non ha trovato asilo ed attualmente i senatori a vita sono comunque sette (3 ex Presidenti e quattro nominati per alti meriti: Cossiga, Scalfaro, Ciampi e Andreotti, Colombo, Levi-Montalcini, Pininfarina).

Fatta questa breve e doverosa premessa, tentiamo di affrontare il vero nodo della questione: i senatori a vita rappresentano veramente il Popolo Sovrano quando il loro voto sia il solo a condizionare l’andamento dei lavori parlamentari o addirittura ‘tengono in piedi’ o ‘fanno cadere’ un Governo?

Non si taccia intanto che la attuale legge elettorale ha tenuto bene sotto chiave nei polverosi cassetti del Parlamento il concetto di democrazia rappresentativa: tutti gli attuali eletti sono tali perché inseriti in una lista chiusa da parte dei partiti politici e l’elettore ha solo potuto votare la lista e non il singolo candidato: è uno di quei pochi casi al mondo nel quale la democrazia rappresentativa è stata delegata ai partiti politici, eretti a unici portatori sani di democrazia…

Aggiunta questa breve considerazione alla premessa, torniamo al prevedibile funus rei publicae di ciceroniana memoria…

Un Governo ha la necessità del voto di fiducia di entrambe le camere per governare. Ottenuta questa, può attuare il programma con il quale è stato scelto dal voto degli elettori. Il concetto di democrazia rappresentativa impone che siano i rappresentanti eletti dal Popolo a essere gli unici legittimati a governare. Provocatoriamente, allora, in Italia il concetto dovrebbe essere riveduto e corretto: vi è sì democrazia rappresentativa, ma deve tenersi conto dei senatori a vita. E sì perché se qualunque Governo che chieda legittimamente la fiducia alle Camere, la ottiene con il voto determinante di chi non è stato eletto democraticamente dal Popolo, bisogna ammettere che il concetto di democrazia rappresentativa subisce qualche colpo basso, con buona pace per i costituzionalisti. Ovviamente, e a scanso di equivoci, vale anche il concetto contrario: i senatori a vita non solo possono tenere in piedi un Governo, ma possono anche farlo cadere votando con l’opposizione.

Alcuni intellettuali, con qualche velo di ipocrisia, insisteranno allora sul concetto di istituzione, democrazia, libertà…, ma sanno che in fondo l’anomalia è vera e potenzialmente pericolosa.

Perché a voler portare alle estreme conseguenze quanto detto, se un Governo è tenuto ‘in piedi’ o ‘si fa cadere’ con il voto di chi non è stato eletto democraticamente dal Popolo, si sdoppia anche il concetto di democrazia rappresentativa perché chi ‘decide’ sulla rappresentanza non è il Popolo Sovrano, ma poche persone non elette da Questo. In via ulteriore e ‘assurda’, decide ‘solo’ chi non è eletto dal Popolo.

L’anomalia dunque necessita della sua eliminazione con i tempi e i modi previsti dalle Leggi costituzionali. Nel frattempo, proprio a non voler mortificare la scelta che ogni singolo elettore democraticamente pensava di fare al momento del voto, sarebbe opportuno che i senatori a vita, sia per l’alta carica precedentemente ricoperta che per il lustro dato al Paese, si astenessero dal voto quando si tratti di fiducia all’Esecutivo e facessero decidere il Popolo, rappresentato proprio da quei senatori loro colleghi che invece loro sì sono usciti vincitori dalle urne.

Non sarebbe male fare andare la democrazia per la sua strada…
 



Democrazia ???

Alessandro Rossi



Pubblicato il 7/1/2008 alle 16.43 nella rubrica Politica.

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