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Bambini senza diritti e progetti futuri - Repubblica 20/12/07

 

Minori al lavoro, in italia sono 500 mila
“Bambini senza diritti e progetti futuri”

Per un quinto si tratta di esperienze che durano tutto l’anno. Più esposti gli stranieri tra gli 11 e i 14 anni che appartengono a famiglie con un solo reddito. Sono 80 mila i piccoli migranti coinvolti dal fenomeno. Gli italiani soprattutto in negozi e bar. Gli stranieri in strada e per le case. I risultati dell’indagine di Save the Children e Ires-Cgil. TABELLE: 1. Dove 2. Quando

di FEDERICO PACE



Il disagio economico prende varie forme. Una delle più insopportabili è quelle del lavoro dei piccoli e dei piccolissimi. Minori al lavoro in botteghe artigianali, in negozi, per strada e anche in casa. Piccoli costretti a essere “precoci” in un ambito che li allontana dalla scuola, dal loro tempo e dai loro desideri. Quello del lavoro minorile è un fenomeno che in Italia coinvolge cinquecentomila bambini e adolescenti. Tra loro, ci sono 80mila stranieri. A lanciare l’allarme è l’ultima indagine di Save the Children e Ires Cgil presentata oggi a Roma.

La componente dei minori che rischia più di altre di finire in questa trappola, è quella dei piccoli migranti tra gli undici e i quattordici anni che vivono, in un’area geografica ad alta disoccupazione, con un solo genitore. In Italia purtroppo non accade di rado. Le situazioni limite non sono poche e il tasso di povertà dei minori (17 per cento) è tra più elevati nei paesi evoluti.

In questo scenario il lavoro minorile si intreccia e si sovrappone al fenomeno dello sfruttamento dei minori stranieri, al lavoro nero, a situazioni, sempre più diffuse, in cui i minori sono costretti a contribuire al reddito familiare e sono impossibilitati a dare la giusta priorità alla scuola e al tempo libero. “E’ necessario concentrarsi su questi fenomeni – ha detto Valerio Neri, direttore generale di Save The children – affinché si abbia una ricaduta positiva anche sulla mancanza di approccio basato sui diritti e di una progettualità futura”.

Per questi minori non si tratta di esperienze saltuarie e residuali. Per molti, quello del lavoro prende la forma di una vicenda che assorbe energie in maniera totale e che accentua ancora di più il rischio di rimanere ai margini della società. Secondo i dati dell’indagine, tanti sono queli con un impegno giornaliero costante lungo l'arco dell'intero anno, e spesso chi è coinvolto in un’attività di lavoro precoce ha già avuto più di una esperienza.

Un quarto dei minori italiani viene costretto a lavorare per tutto l'anno, mentre un altro 33 per cento lo fa solo in alcuni periodi dell'anno, e il 42 per cento quando capita (vedi tabella).

La periodicità del lavoro diventa ancora più strutturata se si guarda alla componente dei piccoli migranti. Nel loro caso, ci si ritrova davanti a esperienze di lavoro continuate per tutti i dodici mesi dell'anno nel 42 per cento dei casi, con picchi che arrivano al 59 per cento nel caso dei cinesi.

Agostino Megale, presidente di Ires Cgil, ha sottilineato come sia necessario "attivare un monitoraggio sul tema, coordinato dall'Istat e finalizzato a superare l'incertezza sul dimensionamento del fenomeno come previsto nella nuova edizione della Carta di impegni per promuovere i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza ed eliminare lo sfruttamento del lavoro minorile" .

Per quanto ai luoghi di lavoro, il ventisei per cento degli italiani viene impiegto in negozi, un quattordici per cento in bar, ristoranti e pizzerie, mentre un dodici per cento lavora “in strada”. I minori migranti sono spesso inseriti in contesti meno protetti dove le situazioni sono più “difficili” e al limite con la legalità. Uno su tre lavora per strada come ambulante o in alcuni casi svolgendo attività di accattonaggio (vedi tabella). Nel caso dei cinesi, sei su dieci si ritrovano in un laboratorio artigianale tessile o di pelletteria con un’esposizione a materiali e macchinari pericolosi e con orari inadeguati alla loro età.

Le esperienze di lavoro si realizzano soprattutto all'interno delle realtà familiari. Accade così al 90 per cento dei cinesi e al 56 per cento di tutti gli stranieri e al 63 per cento degli italiani. Lavorano presso amici, parenti o conoscenti un altro terzo dei piccoli italiani e stranieri. La quota più elevata di lavoranti i presso terzi (il 9 per cento) si riscontra tra gli italiani.

Nell'approfondimeto monografico sui minori stranieri non accompagnati presenti nel Lazio, gli autori dell'indagine hanno evidenziato come i migranti arrivino spesso in Italia con già alle spalle alcune esperienze lavorative vissute prima di avere compiuto i quindici anni. Tra loro, ci sono i minori dell'Africa settentrionale con un vissuto lavorativo soprattutto nell'agricolutura e nell'artigianato e che sono qui per assecondare le intenzioni dei genitori. Diversa l'esperienza invece dei minori asiatici che per lo più hanno lavorato in fabbrica nei paesi di transito e che cercano qui un'autonomia personale. I ragazzi che arrivano invece dall'Europa dell'Est vivono in Italia le loro prime esperienze lavorative - in bar, pizzerie o come ambulanti - e arrivano per sostenere economicamente le famiglie di origine.

Save the Children ha poi realizzato un'ulteriore ricerca sulle vicende lavorative dei migranti a Roma. I ragazzi, tutti tra i dodici e i diciotto anni, hanno mostrato percorsi ed esperienze molto frammentate e diverse tra loro. I settori dove per lo più sono impiegati, irregolarmente, sono quelli dell'edilizia, la ristorazione e l'assistenza domiciliare. Purtroppo tutti percorsi caratterizzati da un elemento: "Molti di loro - dicono gli autori dell'indagine - non hanno mostrato di avere alcuna consapevolezza dei propri diritti in ambito lavorativo".

TABELLE:
1. Dove
2. Quando

Giusto per definire com'è fatta l'italia che vogli cambiare.

Guido Mastrobuono

Pubblicato il 20/12/2007 alle 14.9 nella rubrica Economia, Lavoro.

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