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20 dicembre 2007

La tratta degli schiavi? Non è finita - Repubblica - 20/12/2007


L'allarme nel rapporto di Save the Children. In un anno denunciate 8mila persone
Comprati e sfruttati soprattutto donne e minori. Africa, Moldavia, Romania a rischio

La tratta degli schiavi? Non è finita
"Sta crescendo, anche in Italia"

di TULLIA FABIANI


Come una merce, hanno prezzo e destinazione di mercato. Ma sono uomini e donne, spesso bambini comprati, venduti, sfruttati. Prodotti per la tratta. A migliaia impiegati in attività illecite, nell'accattonaggio, nel lavoro forzato, nella prostituzione. Il fenomeno transnazionale è datato, ma sommerso, spesso sfugge alle statistiche, e per la prima volta è stato analizzato attraverso due ricerche mirate e inedite. E un protocollo, destinato al riconoscimento e alla tutela dei minori.
Un lavoro lungo e difficile, curato dall'associazione Save the Children in collaborazione con il progetto europeo Equal-Osservatorio . Gli obiettivi: il rafforzamento del sistema di protezione, l'applicazione omogenea delle leggi esistenti e la realizzazione di un osservatorio permanente. Perché mentre i paesi di provenienza delle persone comprate e sfruttate aumentano (Romania, Bulgaria, Moldavia, Ucraina ma anche Nigeria, Gabon o Senegal), la Commissione europea sollecita normative e provvedimenti di tutela.

La tratta in Italia. Nella ricerca su "La tratta di persone in Italia. Evoluzioni del fenomeno e ambiti di sfruttamento", i dati ufficiali parlano di 11.226 vittime fra il 2000 e il 2006, di cui 619 minori, mentre risultano più di 8mila le persone denunciate fra il 2005 e il 2006 per i reati connessi alla tratta di esseri umani. Tuttavia, secondo i ricercatori, tali numeri sono sottostimati e non rendono conto di un fenomeno molto più vasto e articolato. A cominciare dagli impieghi che conosce.
Sempre più la tratta è abbinata ad altre attività illecite (traffico di migranti, di droga e di armi) e alla diversificazione degli ambiti di sfruttamento: non solo quello sessuale, ma anche lavoro forzato e sfruttamento lavorativo. Mutano, inoltre, l'organizzazione delle reti criminali e i metodi di reclutamento, controllo e sfruttamento, "con un passaggio da gruppi criminali semi-dilettantistici a gruppi fortemente organizzati" e con l'adozione di strategie più sottili, basate anche sulla concessione alle vittime di un margine di contrattualità, percentuali di guadagno, garanzie di protezione.
"È una gravissima violazione dei diritti, diritto alla vita, all'integrità fisica e psichica, alla salute - dichiara Carlotta Sami, direttore dei programmi di Save the Children Italia - chi è vittima di tratta, tanto più se è un bambino, vive una tale condizione di segregazione e violenza da diventare invisibile e difficilmente raggiungibile anche da parte di chi, polizia, autorità giudiziarie, operatori sociali, è chiamato ad aiutarlo".

I minori. Poche centinaia - 619 fra il 2.000 e il 2.006 secondo le uniche statistiche ufficiali disponibili - ma sicuramente molti di più nella realtà i minori coinvolti, secondo Save the Children che ha coordinato quattro indagini sul fenomeno in Italia, Romania, Bulgaria e Germania. Sono per lo più adolescenti o neo-maggiorenni di sesso femminile, vittime a scopo di sfruttamento sessuale e provengono principalmente da Nigeria, Romania e Moldavia.
Le ragazze fanno ingresso in Italia senza permesso di soggiorno, vengono private della libertà, ridotte in uno stato di completa soggezione, e costrette a pagare fra i 30 e i 50 mila euro per riscattarla, prostituendosi su strada, sotto il controllo della sfruttatrice o di un'altra vittima.
Così anche per le adolescenti rom: provenienti da contesti sociali e famigliari particolarmente svantaggiati.
Minori rom, di entrambi i sessi, sono inoltre tra le principali vittime di tratta a scopo di attività illegali. Hanno per lo più quattordici anni e quindi non sono perseguibili penalmente. Reclutati nel paese di origine dietro pagamento ai genitori, agli affidatari o ai responsabili degli istituti per minori, vengono condotti in Italia affinché compiano furti e scippi, per poi destinare tutti gli incassi allo sfruttatore.
Provengono invece da paesi africani molti degli adolescenti coinvolti nel trasporto e spaccio di droga, a cui sono indotti con minacce, inganno e violenze fisiche. Mentre esempi di grave sfruttamento lavorativo, anche se non di vera e propria tratta, sono quelli - documentati da Save the Children - riguardanti adolescenti e neo-maggiorenni occupati nel settore agricolo e nell'edilizia.

La tutela giuridica delle vittime. Nel volume "La tratta di persone in Italia. Le norme di tutela delle vittime e di contrasto alla criminalità", la seconda delle ricerche realizzate, vengono rilevate le modalità con cui la normativa anti-tratta (l. 228/2003 "Misure contro la tratta di persone") viene applicata in modo disomogeneo. In particolare, a proposito del riconoscimento alle vittime del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Secondo un'indagine condotta su 65 delle 103 questure italiane, infatti, oltre la metà tende a subordinare il riconoscimento del permesso alla collaborazione della vittima al procedimento penale, in base a una logica "premiale" che prevale sui requisiti della "violenza e grave sfruttamento" e del "pericolo grave, attuale e concreto".
Per quanto riguarda invece le tutele specifiche riservate ai minori, uno dei problemi più spinosi resta l'identificazione di coloro che sono vittime di tratta, spesso trattati alla stregua di minori dediti ad attività criminali. "Abbiamo strumenti all'avanguardia nel panorama internazionale - dice Bufo, coordinatore ell'Osservatorio tratta - ma la cui efficacia rischia di essere compromessa dalle interpretazioni diversificate che ne danno questure, prefetture e procure. Anche per questo sarebbe importante realizzare un osservatorio permanente".
E anche per questo Save the Children offre un protocollo per l'identificazione e il supporto dei minori vittime di tratta e sfruttamento. "È a disposizione delle forze dell'ordine, dei magistrati, degli operatori e traccia i profili dei gruppi a rischio e una lista di indicatori per la identificazione dei minori, con la descrizione degli strumenti di tutela e di protezione delle vittime. Ci auguriamo che venga usato al meglio".

( 20 dicembre 2007
 
 Sempre per definire com'è fatta l'italia che voglio cambiare.


Guido Mastrobuono




permalink | inviato da progettocicero il 20/12/2007 alle 14:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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